Testimonianze
Vladimir Luxuria
Attivista

Due sorelle, una famiglia numerosa alle spalle, un percorso di vita intenso, vissuto nella ferma volontà di conquistare i propri diritti, prima, per riuscire a rendere concreti quelli degli altri, poi. Vladimir Luxuria viene spesso a Potenza, vi è stata per presentare Il coraggio di essere una farfalla, il suo ultimo libro. E torna ancora per il primo Gay Pride il 3 giugno 2017: «Un’occasione – dice per consentire a molte persone, che magari non avrebbero messo in conto di venire, di scoprire anche così la vostra città». E ancora: «Sarà la dimostrazione che si può organizzare una manifestazione come questa anche in Basilicata. Sono certa che l’iniziativa si rivelerà raccolta, non offensiva, colorata e allegra».

Non è la tua prima volta a Potenza, qual è stato il primo impatto con la città?
Io sono foggiana, per cui credo che, culturalmente, linguisticamernte e anche dal punto di vista enogastronomico, siamo molto affini. Non è stato un vero e proprio impatto quello tra me e Potenza, ma un incontro. La prima esperienza vissuta qui corrisponde alla percezione di un forte senso di disponibilità. Io che ho trascorso una vita a combattere pregiudizi non ho mai pensato esistessero luoghi in cui le persone come me potessero essere accolte e subire maggiore ostilità in altri. A Potenza ho percepito la felicità nei cittadini che mi hanno incontrata. Io credo che i tempi stiano cambiando e quell’idea da cartolina anni ’60, addirittura color seppia, di un sud antiquato, chiuso, che non si apre agli altri, sia superata. Quanto alla Basilicata basta venirci per rendersene conto.

E a giugno tornerai per celebrare il primo Gay Pride lucano
Io ho seguito tutte le fasi della nascita dell’Arcygay Basilicata. Questa è anche la testimonianza del fatto che non ci sono luoghi chiusi a certe realtà. Bisogna inoltre riflettere su un aspetto: sarebbe un peccato svuotare il nostro sud di tanti talenti. Già l’emigrazione è dovuta alla mancanza del lavoro, se a questo aggiungessimo la consapevolezza che esiste gente costretta a lasciare la propria terra per rivendicare la propria identità sessuale è chiaro che in qualche modo impoveriremmo la nostra terra. Puoi essere gay, lesbica, transessuale, e “lucana”, senza sentirti costretta a lasciare la tua città, la tua famiglia, i tuoi sapori e i tuoi colori. Può essere una tua scelta, ma non devi sentirti obbligata.

Parlando ai genitori che non riescono ad avere ancora un’apertura totale e ai figli che a loro volta sentono di non poter condividere liberamente e lecitamente la propria scelta sessuale, cosa senti di poter dire?
I segreti nelle famiglie non fanno bene, il dialogo è importante. Non mi piacciono quei pranzi e quelle cene scandite dal solo rumore delle posate che sbattono nei piatti, senza un dialogo. La famiglia deve essere considerata un porto sicuro rispetto a un mondo che può essere anche crudele. Dobbiamo così avere la possibilità di sentirci al sicuro nella nostra famiglia e non al centro della stessa persecuzione che spesso viviamo a scuola, al lavoro, per strada. A volte può essere difficile introdurre certi temi, ma è fondamentale sentirsi appoggiati e amati. Poi ci sono anche momenti in cui sono i genitori ad avere bisogno di te. Allora sta a noi restituire l’affetto che hanno saputo offrirci. A questo aggiungiamo che ci sono i parenti acquisiti, gli amici, i quali diventano altri fratelli e sorelle e ci accompagnano mano nella mano nella vita, verso la libertà.

Dalla politica alla tv, fino alla letteratura, un percorso soddisfacente ma anche faticoso il tuo, che culmina in questo libro dal titolo emblematico; ma com’è questo “coraggio di essere una farfalla”?
Un monito a imparare a volersi bene di più, a pensare che non è una sfortuna nascere come siamo nati, nessuno di noi è sbagliato, siamo tutte creature di Dio, Buddha, Allah, chiamiamolo come vogliamo. Ognuno di noi può avere la missione di migliorare la propria vita e quella degli altri. Accettare il proprio aspetto o modificarlo, che non significa deturpare il proprio corpo ma armonizzarlo con la propria anima. Le persone che hanno avuto la possibilità di conoscermi non mi hanno mai discriminata. Il problema è sorto in genere con chi non lo ha fatto, soffermandosi piuttosto sul mio essere effemminata, sul modo diverso di parlare, muovermi, vestirmi diverso dal loro. A dimostrazione che il pregiudizio divora chi lo prova, perché esclude la possibilità di entrare in sintonia con persone speciali e magari avere con loro qualcosa in comune.

A proposito di pregiudizi, cosa pensi emerga di Potenza agli occhi di chi la vede per la prima volta e magari non immagina sia come in realtà è?
Passeggiando in via Pretoria, guardandomi attorno, posso ribadire che ogni cosa vada scoperta per arrivare a definire una realtà bella o brutta. Potenza, come Foggia, ha vissuto il trauma di un terremoto che ha cancellato le tracce del suo passato. Eppure sono rimasti e sorti tanti contesti bellissimi, dalle architetture ai luoghi di cultura. Sono rimasta molto colpita dal vostro museo archeologico nazionale, per come sono esposte le spettacolari testimonianze che custodisce. Poi ne ammiro il paesaggio, come d’altronde quello della Basilicata in generale e amo le prelibatezze culinarie. Il baccalà che mangio a Potenza non l’ho mai assaggiato altrove, così i formaggi e il vino, inoltre sono una fan del peperone crusco, farei la testimonial!

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