Testimonianze
Rosa Paggi
Potentina

I caffè, le gelaterie e le pasticcerie di Potenza sono un importante luogo di incontro nella vita sociale della città. Puoi prenderti una pausa dallo studio, fissare appuntamenti di lavoro o passarci del tempo libero con un amico. Abbiamo incontrato per caso la signora Rosa Paggi, una potentina doc nata in via Pretoria. Si è proposta come nostra interlocutrice a un patto: parlare di Potenza, quella di un tempo, quando la passeggiata e un gelato avevano un altro sapore…

Come giocava da bambina? Io abitavo nel vicolo del Beato Bonaventura. Scorrazzavamo per via Pretoria oppure correvamo fino al cimitero scendendo lungo piazza Crispi e costeggiando le vecchie carceri, in piazza Bonaventura. In un attimo eravamo nel rione San Rocco. E poi di sera c’era la messa, preceduta dal rosario; ci addormentavamo al suono della preghiera, ora pro nobis…

Cosa ricorda della passeggiata in via Pretoria ai suoi tempi? Era un culto. La gente “saliva” in via Pretoria mattina e sera. Si passeggiava lentamente tutti ‘ndulettati (ben vestiti), anche con lo stesso abito ma si usciva sempre in ordine. Compravamo un gelato, forse c’erano meno soldi e magari non tutti se lo potevano permettere, ma nessuno rinunciava alla passeggiata.

Come trascorreva la mattinata? Si andava a fare la spesa al “mercato dei poveri”, come si chiamava all’epoca quello di piazza Bonaventura, accanto a palazzo Bonifacio. Poi facevamo un giro prima di tornare a casa. (La signora Paggi indica quali negozi popolavano via Pretoria al posto di quelli odierni, nda) Qui, a piazza Matteotti, c’era un albergo, poi tante tabaccherie, un negozio di abiti da sposa, il fioraio aperto ancora oggi, e poi profumerie, barbieri… Era bella Potenza.

Che sapore avevano un gelato o un caffè? Non lo saprei più descrivere. C’erano tante gelaterie, un cono grande costava cinque lire, per non parlare delle pasticcerie: una più buona dell’altra. E poi fino a qualche anno fa c’è stato il bar Dragone, proprio qui, in piazza Matteotti. Era “il bar” di Potenza per il suo caffè, lo vendeva anche macinato e il profumo si sentiva fin davanti alla porta.

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