Testimonianze
Roberta Zennaro
Blogger

Nei suoi grandi occhi verdi si rispecchia l’immagine di una Potenza allegra, cordiale e bella. Roberta Zennaro, travel blogger, vive tra Veneto e Lombardia, gestisce il blog GamberettaRossa, figlio di una lunga collaborazione con il Gambero Rosso e nel capoluogo lucano si è trovata in concomitanza con i festeggiamenti in onore del santo patrono. L’Apt Basilcata le ha conferito il premio come miglior blogger al Festival della letteratura di viaggio, nel corso del quale ha realizzato un lavoro proprio sulla Basilicata, un viaggio in regione. Conosce Matera, a Potenza c’era già stata per lavoro, ma in questa occasione ne ha scoperto l’anima vera e viva.

Roberta dove ti è più comodo incontrarci?
Dove vuoi, per me tutta via Pretoria è familiare, pure le vie limitrofe!

Cosa ha nutrito questo tuo entusiasmo per la città?
Potenza, i potentini, la Basilicata e i lucani tutti sono persone genuine e ospitali, come una volta, perché hanno quei sentimenti nel loro animo che noi al nord abbiamo perso, inseguendo beni materiali o, comunque, elementi che servono nella vita di tutti i giorni, ma che poi cozzano con le manifestazioni di solidarietà che invece ho trovato in Basilicata, in generale, e a Potenza, in particolare. Non va considerata come la “sorella minore”, un “brutto anatroccolo”, un luogo in cui qualcuno ci si trova senza nemmeno accorgersi di come è fatta. Io ne ho riscoperto un cuore piccolo e grande, una città che permette alle persone di stare bene, stato che porterò nel cuore andando via.

Non hai esitato alla proposta di partecipare come “dama per una notte” alla Parata dei Turchi, ti sei trovata a tuo agio?
Quattro lenti chilometri di parata, circondata da un bagno di folla di centomila persone, sono state testimonianza che quando una città si mette in mostra poi le persone la visitano e la apprezzano. Io l’ho vista piena di gente allegra e ho imparato tanto da queste care persone che mi hanno ospitato e fatto compagnia.

Il percorso comunque ti ha consentito di attraversare la città e osservarla da una prospettiva privilegiata...
Sì! Ho potuto vedere i tanti aspetti di Potenza, quelli antichi e quelli moderni. Ho apprezzato molto le chiese, che poi sono i monumenti su cui in genere punto come riferimento per costruire itinerari nel centro storico di una città, girando con la cartina in mano, come si faceva un tempo, ma anche facendo foto e postandole sui social. Sono pur sempre una travel blogger che racconta le sue esperienze ed emozioni di viaggio e lo farò ovviamente anche per questa esperienza. E poi bellissime le piazze, eleganti e sobrie al tempo stesso. Ma c’è una cosa che mi ha davvero conquistato: il fatto che, mentre affronti discese vertiginose, dall’altra parte si vedono palazzoni, edifici nuovi, costruzioni realizzate forse non in linea con il resto dell’architettura cittadina, perché ce n’era bisogno, ma mi fa affascina il modo di arrivarci, grazia alla commistione tra vecchio e nuovo.

C’è un’architettura, un angolo, un luogo che forse diversamente non avresti individuato e che hai apprezzato di più?
Le antiche scale, perché sono fissata, mi piacciono, sono la metafora della mia vita e credo anche un po’ di tutti noi: bella sì, ma anche molto complicata, perché è un continuo saliscendi. Qui ci sono tutti i tipi di scale, ne ho fotografate in ferro, in legno, in pietra, le racconterò perché parte integrante della città accanto a quelle inquietanti, però necessarie, meccanizzate, che ho percorso in discesa per raggiungere il campo sportivo, punto di partenza della parata. Sinceramente? Preferisco quelle esterne, perché sono claustrofobica!

Conoscevi già Potenza, cosa ricordavi, cosa hai scoperto?
Venivo qui, oserei dire: nel ventre dell’Italia meridionale, per lavoro e l’ho sempre amata. A me il solo fatto di essere sedute, ora, a chiacchierare in questa piazzetta baciate dal sole, quando da me, al nord, è in corso un autunno indesiderato e ingiusto, cambia l’umore. Poi questo vostro essere buoni, accoglienti e divertenti come gran parte delle persone del sud, ma non caciaroni e confusionari - aspetto che a noi del nord non è mai piaciuto - vi rende straordinari. Sempre durante la parata, sfilando con il “mio cavaliere”, persona molto conosciuta perché un negoziante del posto ho notato che, mentre noi parlavamo piano, le persone ai bordi della strada lo cercavano, ma con discrezione, quasi sussurravano il suo nome. Io mi sono sentita una bambina coccolata in questi giorni.

E della cucina locale cosa hai maggiormente apprezzato?
Gli antipasti di salumi e formaggi e poi tutte le sere non mi sono mai fatta mancare un aperitivo con l’aglianico. Per lavoro mi occupo anche di agricoltura sostenibile e percorsi ambientali, riflettendo penso che il futuro della Basilicata possa basarsi proprio sull’agricoltura, sulla tutela del suo bel territorio da sfruttare in maniera intelligente. Magari dando validi motivi alla gente di rimanere, o comunque di andare a studiare fuori per poi tornare e non migrare, togliendo il sangue e la linfa vitale alla regione.

Cosa non si può non amare di Potenza?
Il suo spirito discreto, nascosto nelle persone che scopri, piano piano, lungo il viale dello struscio, e poi il fatto che non ci vuole molto per girarla. Questo, forse neanche voi lo sapete, è un valore aggiunto tale da consentire di fermarsi a parlare con la gente, che ti racconta la distruzione vissuta a seguito del terremoto, ma anche come vivono i giovani e come vorrebbero fosse il loro avvenire. Per me, però, i potentini sono anche quelli che ballano tarantelle nelle piazzette e che ho osservato seduta sorseggiando l’Amaro Lucano, mentre in sottofondo i ragazzi giocavano a morra.

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