Testimonianze
Pasquale Brandi
Sportivo

C’è chi fa del viver sano uno stile di vita irrinunciabile, dallo sport da praticare nella natura all’alimentazione corretta, e Potenza sa venire incontro a queste priorità. Pasquale Brandi, farmacista con la passione per la corsa, è il simbolo di questo modus vivendi, al punto da collezionare numerose vittorie anche nelle gare più dure. Vive a Potenza, è orgoglioso delle sue origini e si racconta come uomo e come sportivo.

Molti le avranno fatto questa domanda: farmacista per professione, ultramaratoneta per passione. Regge il binomio? Forse il binomio funziona in questo modo: chi sta al pubblico è costretto ad indossare vesti di gentilezza e pazienza oltre ogni limite e ha poi bisogno di una valvola di sfogo. Gestendo la farmacia con mia sorella, io ho anche la possibilità di “rubare” qualche ora al lavoro per allenarmi. Se avessi un altro impiego forse non potrei scegliere gli orari, e poi non sono solo podista, ma anche padre e marito.

Quali sono state le sue gare più importanti? La madre di tutte le battaglie, come la definisco io, è stata la mia seconda gara nel deserto, la Marathon des sables arrivando 79esimo su 800 partecipanti. Alla Trans 333, 333 km no stop, la vera follia della mia vita, sono arrivato quinto in assoluto. Ho studiato il deserto e l’anno successivo sono partito per il Niger per una gara di 609 km no stop. Ancora oggi non so come abbia pensato di andarci, ho vinto distaccando il secondo di più di 12 ore. Voglio essere umile ma sono fiero di quello che ho fatto.

Ha affrontato i percorsi più impervi, ma diverse sfide le ha tenute proprio in città… Per 48 ore ho corso in piazza Mario Pagano su un tapis roulant. Una scelta coraggiosa, perché se nel deserto fai una figuraccia è una cosa lontana che si sa se la racconti, ma rischiare la faccia nella tua città ha lasciato spiazzate diverse persone. Parlare con la gente mentre correvo, quindi impiegare fiato in più, è stato appagante quasi quanto i paesaggi che vedo quando vado a fare i miei viaggi sportivi.

Lei è il promotore di una manifestazione che porta in Basilicata anche atleti stranieri, ma ha soprattutto un nobile obiettivo. Sono stato il portacolore dell’Associazione fibrosi cistica nelle mie gare in Patagonia e in Algeria. Con la Sei giorni del Pantano ho rilanciato il tutto con un’esperienza unica di corsa a piedi, in Basilicata, per 24 – 48 – 72 ore e per sei giorni intorno all’oasi wwf del lago Pantano di Pignola, su un anello di sei chilometri.

Come risponde il territorio al concetto dello sport da praticare in natura? Il territorio diventa pronto se sono pronte le persone che lo abitano. Io sono stato fortunato perché ho trovato amministratori desiderosi di pubblicizzarlo anche attraverso manifestazioni sportive. Le cose belle ci sono e sono tante, si può fare di più per aumentare la conoscenza di questi luoghi. A volte è dura ma, se mai si inizia, non si arriva da nessuna parte.

Lei ha girato il mondo, visto i posti più nascosti e selvaggi. Cosa la lega a questa città oltre al lavoro e alla famiglia? Sono nato qui, sono un potentino. Sono rimasto per continuare la tradizione di famiglia e sono orgoglioso di essere lucano, per questo organizzo qui e non in altre regioni, anche se sarebbe più facile, eventi in cui credo. Troppo semplice prendere e andare altrove pur avendone le possibilità. Ci sono e ci rimango, poi magari me ne vado, ma me ne voglio andare da vincitore e non da disperato.

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