Testimonianze
Mimmo Sammartino
Giornalista

Qualche consiglio su dove consumare un pasto gustoso in un momento di pausa dallo studio, dal lavoro o dallo shopping. Mimmo Sammartino, giornalista, scrittore, autore di testi di teatro, programmi radiofonici e sceneggiature televisive, vive a Potenza ma è originario di Castelmezzano, uno dei borghi più belli d’Italia, nel cuore delle Dolomiti Lucane. Abbiamo chiesto la sua testimonianza certi che il suo mestiere frenetico induca a sacrificare il pasto… abbiamo sbagliato, scoprendo che ogni cosa ha il suo tempo!

Responsabile della redazione della Gazzetta del Mezzogiorno di Potenza, presidente dell’Ordine dei giornalisti e scrittore. Lei ha una visione privilegiata della città, con quali aggettivi potrebbe presentarla? Smemorata, sorprendente, accogliente, provinciale (nel bene e nel male).

Sarebbe un po’ scontato chiederle a quale titolo risponderebbe l’identità di Potenza, le chiedo invece che “sapore” ha Potenza? Se penso alla mia infanzia, Potenza è inverno. È retrogusto di neve raccolta in un bicchiere. Potenza ha il sapore fresco dell’acqua buona (quella di Fossa Cupa: “la migliore d’Europa”, si diceva una volta), il profumo del mandarino che racconta il tepore di casa a Natale, l’odore di un vento gelato, impregnato di aromi di bosco, che taglia la faccia.

Cosa offre la città a chi la vive, spesso di corsa da studente o da lavoratore? Affetto. Soprattutto affetto per chi resta, nonostante la corsa a ostacoli a cui costringe la mancanza di opportunità e la cronica perifericità.

Dove consumerebbe il suo pasto veloce? Uno dei vantaggi della provincia è poter evitare i pasti veloci. La provincia è elogio del valore della lentezza. È rispetto della bontà del pasto, come momento di convivialità e piacere della buona tavola.

Per chi volesse vivere il suo momento di pausa in un punto della città quale consiglierebbe? Mi viene da pensare a uno dei parchi cittadini: Montereale, villa di Santa Maria, villa del Prefetto, quando finalmente sarà riaperta al pubblico, o a una delle preziose chiese che la città, con discrezione, custodisce: San Francesco, San Michele, Santa Maria, San Gerardo. E poi ci sono i suoi palazzi storici o ci si può perdere fra i vicoli stretti del centro che danno il senso della Potenza antica e della sua storia. Come quella che raccontava della vecchia cantina di Triminiedd “dove si mangia, si beve e non si paga nient’”.

Se il contenuto di un suo articolo fosse: “Potenza come città, o come lei la conosce”, come lo titolerebbe? Mi piacerebbe un titolo un po’ lungo, del tipo: La terra del rimosso/ si riscatta riscoprendo se stessa/ e gli stracinati coi cruschi/ spruzzati di Aglianico. Prosit.

Sfoglia le testimonianze
PRECEDENTE
Potentina
SUCCESSIVA
Archeologo
esplora tutte le interviste