Testimonianze
Giuseppe Di Stefano
Studente

Luci soffuse, arredamento moderno o classico, ampia possibilità di scelta. Sono alcune delle caratteristiche dei locali sparsi a Potenza in cui puoi trascorrere serate tra amici o momenti romantici, stuzzicando originali appetizer, sorseggiando un buon bicchiere di vino o originali cocktail. Giuseppe Di Stefano, della provincia di Avellino, studia lingua e culture moderne ed europee all’Università degli studi della Basilicata e racconta Potenza con gli occhi di uno studente fuori sede perfettamente integrato.

Studiare a Potenza: per scelta? Ho frequentato il primo anno di ingegneria a Napoli, poi mi sono reso conto che né la facoltà né la città erano adatte a me. Cercavo un contesto meno caotico o dispersivo. A Potenza ho trovato la giusta via di mezzo.

Il primo impatto con la città? È legato al mio paese e un po’ anche a Napoli. Ammetto che all’inizio Potenza mi è stata stretta. Tutto è cambiato con l’inizio dei corsi, ho conosciuto la gente e le sue abitudini. Non è vero che la città è fredda, sono dell’avviso che chiunque voglia essere ben accolto possa riuscirci, ma dipende anche da come ci si pone. Il potentino vuole emergere, vuole fare e fa tanto, o almeno ci prova. Non è lento e non si crogiola nel nulla.

Come trascorri le tue serate? Io e i miei amici frequentiamo molto i paesi limitrofi dove si organizzano, soprattutto in estate, sagre e diversi eventi originali. In inverno, poi, c’è via Pretoria. Mentre passeggi puoi fermarti a fare due chiacchiere negli angoli più suggestivi del centro storico o in uno dei numerosi locali per prendere un aperitivo o trattenerti fino a tardi. Quando non si è sotto esame, ovvio. Da questo punto di vista mi ricorda molto la Spagna, tanti bar e pub, gente per strada... Potenza è “bipolare”, insomma.

In che senso, scusa? In senso positivo! I potentini sono amabili ma “curiosi”, hanno una spiccata autoironia, si prendono in giro, evidenziano i difetti della città ma la amano e guai a chi la tocca. Potenza in sé può sembrare un po’ chiusa, priva di alternative, mentre se la vivi scopri che può darti tanto.

Perché consiglieresti di seguire la tua scelta? La città è piccola, dà spazio al singolo, ricorda i piccoli paesi come il mio, ma ha anche le caratteristiche di una vera città.

Cosa porterai con te di Potenza se mai dovessi lasciarla? La morra! Prima di venire qui non sapevo cosa fosse, tra amici giochiamo spesso per divertirci. Parlando seriamente, è improbabile che lascerò Potenza perché sta offrendo molte opportunità ai miei interessi: io suono la batteria, frequento un corso di fumetto e illustrazione che – ne sono certo – mi darà diversi sbocchi. Di Napoli, durante la mia permanenza, dicevo: la amo e la odio. Potenza la amo e basta.

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