Testimonianze
Gaetano Cappelli
Scrittore

A Potenza è difficile non cedere alla tentazione di schiacciare il naso contro le vetrine in via Pretoria, la più antica strada dello shopping, o in via del Gallitello e viale Dante. La città e il suo hinterland presentano negozi di abbigliamento e calzature per una clientela chic o più formale, centri commerciali e franchising, botteghe artigiane e profumerie. Icona dello stile e del gusto, Gaetano Cappelli, potentino, scrittore, schiude ai tuoi occhi via Pretoria, una delle fonti di ispirazione dei suoi romanzi.

Prendendo spunto dai titoli dei suoi libri più recenti, sempre curiosi ed efficaci, riuscirebbe ad ipotizzarne uno per via Pretoria? Il romanzo in cui ne parlo si chiama appena Il primo. Allora facevo titoli minimalisti! Oggi potrei optare per Via Pretoria o l’Immutabile Teatro della Provincia attraverso l’Inestinguibile Rito dello Struscio. Un titolo ispirato dal luogo e dalle sue suggestioni. Si inizia ad andarci presto, anzi a “salirci” come si dice qui, visto che via Pretoria occupa per circa un chilometro la dorsale più alta della città. Le prime sortite sul corso si fanno uscendo da scuola. È come un richiamo naturale, lo stesso che guida i salmoni a risalire faticosamente la corrente dei fiumi.

Cosa rappresenta via Pretoria per il potentino? I potentini sono consapevoli che via Pretoria è uno dei privilegi che la vita in provincia offre. Mi spiego: in una grande città vedere un amico richiede un notevole dispiego d’energia. Bisogna organizzare l’incontro, darsi appuntamento almeno qualche giorno prima e quando, dopo uno stressante viaggio nel traffico caotico, lo hai raggiunto magari scoprire, dall’espressione smunta con cui ti accoglie, che quello non era proprio il giorno giusto. Qualcosa sul lavoro non è andata bene, o ha scoperto che la moglie lo tradisce – e quanto sarebbe statomeglio starsene a casuccia propria invece che trovarsi ’sta mummia –. Viceversa, il potentino se ha voglia di vedere qualcuno non deve far altro che “salire” in via Pretoria. Dopo neanche una “vasca” – come si chiamano le traversate da un estremo all’altro del corso – di sicuro troverà, se non proprio l’amico del cuore – ma è molto probabile – almeno un amico dell’amico del cuore con cui far quattro chiacchiere unite al giusto moto del passeggio, per poi chiudere la serata con un aperitivo o, addirittura, una cenetta senza nemmeno il fastidio di dover prenotare, vista la notevole offerta di ristoranti, e tutti di livello, che il centro offre.

Con quali occhi un “non potentino” dovrebbe guardare questa parte della città? Via Pretoria è, o almeno dovrebbe esserne, la zona elegante. Negozi di abbigliamento e accessori, profumerie e gioiellerie, ma anche librerie, offrono il meglio. Più volte, in giro per l’Italia, mi sento chiedere dove abbia trovato questa giacca o quelle scarpe o quella particolare essenza suscitando sempre una certa meraviglia quando rispondo: a Potenza! Essì, da noi c’è una certa eleganza cittadina. Senza dire che i commercianti praticano adjustement e sconti altrove impensabili. Bisogna pur dirlo!

Qual è il suo angolo preferito di via Pretoria e perché? Mi piace molto lo slargo che si apre verso il tempietto di San Gerardo incrociando piazza Sedile. Un’altra cosa che proprio mi commuove sono, in primavera, gli squarci di verde tenero che si scorgono in determinati punti, guardando nei vicoli verso l’orizzonte. Ecco, ammirare il verde della campagna passeggiando al centro della città, penso che sia una cosa abbastanza singolare. O forse unica?

Ricorda un episodio curioso che lega la sua vita a questa via? Anch’io, dopo avervi incontrato la corteggiatissima ragazzina che poi, senza che nemmeno diventassi poeta, mi ha scelto tra tanti ed è diventata mia moglie, ho fatto parte della schiera di adolescenti sospirosi che vi hanno passeggiato col cuore palpitante… ma direi che è la via stessa a legarsi alle nostre vite conservandone la memoria.

Per tutto questo via Pretoria non può che essere una fonte di ispirazione per i suoi personaggi. Ne incontro un bel po’, passeggiando. Quelli che già lo sono o che lo diventeranno. Loro non se ne accorgono, ma spesso è proprio ai frequentatori del corso che mi ispiro… alle cose che noto tra una vasca e l’altra. Non so, un modo particolare di camminare, uno sguardo fascinoso, il colore d’un foulard, una parlata stramba. Spesso parto da lì. Poi le storie arrivano sussurrate dal vento… e, per fortuna, c’è sempre un po’ di vento a Potenza!

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