Testimonianze
Claudio Coviello
Ballerino

Nel 2010, su segnalazione di Carla Fracci, prende parte ad alcuni spettacoli del Teatro dell’Opera di Roma. Nello stesso anno entra nel corpo di ballo Teatro alla Scala di Milano, per poi divenirne, nel 2013, primo ballerino. Lui è Claudio Coviello, classe ’91, che Roberto Bolle ha definito “un talento evidente, una gemma pura da coltivare”. Grazie a una borsa di studio di un anno presso la scuola del Boston Ballet, è stato l’unico italiano a classificarsi nell’audizione per il corpo di ballo dell’Opéra di Parigi. Oggi si racconta, svelando il legame mai reciso con la sua città natale. Pur calcando i palchi più prestigiosi nel mondo e interpretando i ruoli più coinvolgenti, resta l’angolo di mondo più vicino al suo cuore.

Nasci a Potenza, dove cominci a coltivare il sogno della danza. Quando e come si fa strada in te questa passione?
Avevo cinque anni, quando al rientro delle vacanze estive chiesi ai miei genitori di poter frequentare una scuola di danza. Durante i balli di gruppo in spiaggia, mi sono reso conto di quanto mi piacesse seguire la musica e trasformarla in movimento. Ho frequentato dai cinque ai nove anni la scuola di danza Loncar di Potenza, indirizzo moderno, poi la mia insegnante, Patricia Loncar, individuando in me un buon potenziale mi ha indirizzato verso la danza classica. Riconosco, però, che la passione vera è sorta più tardi, quella ho iniziato a coltivarla con gli studi presso la scuola dell’Opera di Roma, dove ho capito che questo era quanto desiderassi fare nella vita.

A Roma, infatti, si schiude ai tuoi occhi un mondo nuovo che rappresenterà il tuo trampolino di lancio. Al di là della gioia per gli ottimi risultati conseguiti, hai un po' di nostalgia per la tua città?
Dopo otto anni di enormi sacrifici mi sono diplomato presso la scuola di danza del Teatro dell'Opera di Roma. L'intero percorso scolastico è stato fondamentale per la mia formazione ed educazione professionale, arrivare al diploma con ottimi risultati ha rappresentato una gioia immensa per me e per la mia famiglia.
Avevo appena dieci anni quando mi sono trasferito a Roma, quindi la nostalgia per la mia città l'ho percepita maggiormente durante i primi anni. Il momento più difficile è stato quello in cui ho lasciato i miei genitori. Un distacco che è stato però addolcito grazie ai miei nonni. Loro si sono trasferiti con me per consentirmi di studiare serenamente, diversamente, non sarei qui a raccontare di aver realizzato il sogno della mia vita.

Hai ricevuto diversi riconoscimenti: nel 2013 danzatore italiano dell'anno, vincitore assoluto del festival di Spoleto nel '10. Oggi primo ballerino del teatro alla Scala di Milano, nel 2014 unico italiano candidato al Premio Benois de la Danse. Dove vuoi arrivare?
Sono un ragazzo abbastanza razionale, cerco sempre di pensare al presente e non fantastico mai sull'avvenire. Non mi piace crearmi aspettative.

Hai affiancato grandi nomi della danza italiana, da Carla Fracci a Roberto Bolle. Hai calcato prestigiosi palchi esibendoti in tournée in gran parte del mondo. Dalla tua cameretta, nella tua casa a Potenza, da bambino, hai mai immaginato così il tuo futuro?
Oggi come allora non ho mai pensato seriamente al mio futuro. Certo, come tutti, coltivavo i miei sogni e le mie ambizioni, ma mai avrei immaginato di arrivare fin qui.

La tua famiglia vive ancora a Potenza, cosa fai quando torni?
I miei vivono in centro città, quando ritorno a casa, anche se per pochissimo tempo, cerco di godermi al massimo la mia famiglia.

Come hai lasciato e come ritrovi la città?
Ho lasciato Potenza quando ero molto giovane, la ritrovo ora, a distanza di tanti anni, migliorata, una città più giovane. Ho riscontrato l' apertura di molti locali nuovi in via Pretoria e in altri suoi punti, il che credo abbia contribuito ad accrescere l'affluenza di giovani che avevano smesso di frequentare il corso principale proprio perché, a mio parere, non c’erano luoghi di incontro e divertimento.

Potenza: cosa manca ancora e cosa deve conservare?
Deve cercare di crescere dal punto di vista organizzativo, ha bisogno di farsi conoscere e per questo deve puntare maggiormente su eventi che possano attirare l’attenzione e valorizzarne le potenzialità. Ciò che deve invece conservare sono sicuramente la cultura e le sue tradizioni.

Hai mai pensato di portare qui un tuo contributo professionale per i giovani che coltivano il tuo stesso sogno?
Mi piacerebbe. Da bambino, quando ho iniziato ad appassionarmi alla danza e al balletto, mi sarebbe piaciuto poter assistere a spettacoli, incontrare artisti, avere l’occasione di fare lezione con importanti insegnanti : Credo questi incentivi possano consentire a un giovane di approfondire la sua passione. A me sono mancati, dunque, se avessi la possibilità, questi sarebbero i contributi che vorrei poter offrire.

Come professionista e come uomo, cosa senti di dover fare ancora?
Come uomo e come professionista sento di dover ancora maturare e migliorare. Non si smette mai di crescere.

foto Brescia-Amisano

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